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    29 May

    La Grande Battaglia, il Sacrificio e Nimue.

    Capitolo 5. La grande Battaglia e il sacrificio e Nimue.

    Notte d’Ostara, lago Costantino. 21 marzo 2879

    Dal Finale di Cirano de Bergerac, traduzione di Franco Cuomo.

    Cirano: E’ vero, non ho terminato il mio notiziario:

    Sabato ventisei, qualche ora fa

    È morto Bergerac(…) (…)

    (Silenzio) Eccola che arriva. Mi sento già i piedi di marmo, le mani di piombo. (Irrigidendosi) Ma, visto che viene, voglio aspettarla in piedi…(estrae la spada)e armato!

    Le Bret: Cirano! Rossana: Cirano! (Tutti indietreggiano, spaventati)

    Cirano: Mi sta guardando…mi pare proprio che mi guardi, che si permetta di fissarmi il naso! – Lei che, sul teschio camuso, non ha naso! (Si mette in guardia)Che dite? Che è inutile resisterle? Lo so, ma non si combatte solo per vincere. No, è assai più bello quando è inutile! Vi vedo. Quanti siete? Mille? – Vi riconosco, ci siete tutti, tutti i miei vecchi nemici. La Menzogna (Tira colpi di spada nel vuoto)Tieni! Prendi! Ah ah! Il Compromesso, il Pregiudizio, la Viltà! (Duella.) Volete che venga a patti? Mai! Ah eccoti, a te, la Stupidità! Lo so che alla fine l’avrete vinta voi, ma non importa, io mi batto! Mi batto! Mi batto! (Fa roteare virtuosamente la spada e si ferma, affannato.) Si, m’avete preso tutto: l’alloro e la rosa. Prendete! Prendete! Ma c’è qualcosa che porto con me, nonostante voi, qualcosa con cui saluterò l’azzurra soglia del cielo nel presentarmi a Dio, qualcosa che non ha piega né macchia. (Si lancia con la spada verso il vuoto)qualcosa che…qualcosa che…

    (La spada gli scivola dalle mani, cade nelle braccia di Le Bret e Ragueneau.)

    Rossana: (chinandosi e baciandolo) Che cosa? Cirano: (Riaprendo gli occhi e sorridendo)Qualcosa che…(Muore.)

     

    Dopo tre ore di viaggio sulla fiumara Bonamico, gli amici rimasti: Daréios, Teia e Axel, Shyonia e Joannes, Telanil, Morgana e Bruno a chiudere la fila riescono a vedere i bordi del lago.

    Otto persone per trovare una leggenda. Otto persone per scovare un tesoro.

    Il colore argenteo della luna si riflette sull’acqua e ne rende il blu scuro piacevole alla vista. Ma ad aspettarli non c’è solo il lago, c’è anche una marea di gente che inneggia alla Dea Luna che stanotte splende piena in cielo. A guidarli, tre uomini che conducono una ragazza  dentro una caverna. Tra questi quattro, il gruppo d’amici riconosce Leo, Rocco e…Selene! Rabbia e disturbo e dispiacere. Bruno urla: “Ognuno ai suoi posti!” Le tre sacerdotesse, cioè Telanil, Shyonia e Morgana, prendono a cantilenare una melodia in una lingua sconosciuta ai più, ma che per noi è un misto di greco e latino, gl’altri si mettono in posizione d’attacco. Le acque del Lago iniziano a bollire al sollevarsi e abbassarsi del tono di voce e si sollevano, prendendo in pieno le persone nella fila che si dirige alla caverna. Quando la marea si ritira lo sconosciuto dei tre scaglia alcuni uomini verso di loro, altri cominciano a salmodiare qualcosa in direzione dell’acqua. Ma Rocco e Leo, sparito il tizio nelle profondità della caverna con Selene, si preparano a fronteggiare coi loro amici sopravvissuti quelli che lui ha lanciato. E’ una lotta Impari. Una massa armata contro 30. Nonostante questo Rocco si disimpegna e fa un cenno a Daréios, indicandogli la grotta. Le sacerdotesse non parlano per niente, prese nella lotta verbale con i maghi, Bruno, Teia, Axel e Daréios si guardano per un pò, alla fine Axel e Teia si mettono in posizione. Negli occhi dei due il MagOscuro vede la decisione, vede la bellezza della lotta e del Sacro Fuoco d’essa, vede due vite arrivare al capolinea di una vita ben vissuta. Soddisfatti. E i suoi occhi s’inumidiscono. Anche negli occhi di Rocco e Leonardo vede la stessa cosa. Bruno spinge Daréios piangente verso la grotta. Ad accoglierli all’interno, umidità e oscurità, nonostante quella luna. Ad un tratto un’alta voce formata da tante si presenta alle loro orecchie, nonostante il buio, nonostante le lacrime; i due vedono su un altare in mezzo all’acqua, un gruppo di fedeli urlanti: “Dea reverte agnòs in ista puella qui te clamat et donat corporem sui…Dea Reverte Agnòs(Dea ritorna a noi, in questa ragazza che ti chiama e dona il suo corpo. Dea ritorna a noi!) Una luce prende in pieno dal soffitto l’altare, Selene con un viso in posa estatica aspettava distesa s'una roccia piatta il tizio che avevano visto fuori. Daréios non vede cripte, vede solo un matto che sta per uccidere Selene, sta per uccidere una ragazza innocente per motivi inutili ma affascinanti e tremendi come solo le divinità possono essere…come il male può essere.

    Intanto fuori Morgana e Telanil si scambiano uno sguardo intenso e poi insieme guardano Shyonia. Sanno che da stasera la loro vita cambierà, non sanno come ma sarà uno spartiacque per loro. Le tre sacerdotesse della Dea, come da antichissimi insegnamenti, si concentrano sulle acque e salmodiano una nenia antica della quale ricordano a stento le parole. Il blocco dei maghi viene spezzato e le acque rompono gl’argini cominciando, lentamente, a investire la folla.

    Nel silenzio attaccanti e difensori vengono travolti dalle acque.

    Nella grotta intanto, MagOscuro esclama: “La sorte sta guidando la nostra impresa meglio di quanto osassimo sperare perché tu vedi là, amico Sancho Panza rivelarsi a noi 30 o più smisurati giganti con le cui spoglie potremo persino arricchirci Codesta infatti è giusta guerra, ed è servire la Dea togliere da questa terra una così cattiva semenza…” Dice Daréios citando Don Quijote a braccio “Che giganti?”Domanda Bruno, stupito. “Ma quelli che si vedono lì- risponde Daréios, come se fosse davvero il cavaliere di Cervantes, - “con quelle braccia lunghe, che alcuni le hanno quasi di due leghe di lunghezza.” - ”Guardi vossignoria – Risponde Bruno con la stessa espressione di Sancho, allibita, facendo eco a Daréios nella citazione del buon Cervantes - …quelli che si vedono sono mulini a vento signore e quelle che sembrano braccia, sono ali che fatte girare dal vento muovono la macina.” Daréios lo guarda stupito: ”Si vede bene” Dice indispettito “che non sai niente d’avventure, povero Sancho, quelli sono giganti e se hai paura, togliti dalla mia strada e prega, mentr’io m’accingo ad entrare con loro in strenua ed impari lotta …” Bruno lo guarda e sorride, dice”Beh, amico mio vuoi lasciarmi solo? Ma non se ne parla neanche per scherzo…” I due quindi si lanciano verso quell’altare, si lanciano verso l’uomo che guida quella processione, verso il Duca Fulco…Ad aspettarli, non c’è una cripta con la principessa di leggenda, né un tesoro immortale…ma una vita da salvare…c’è forse di meglio per due eroi di leggenda, c’è forse di meglio da fare per due ragazzi cresciuti nel mito di Re Artù? 

    Conclusione.

     25 Marzo 2880 dalla fondazione di Reggio Calabria.

     La voce d’una ragazza c’arriva tramite una radio, è una voce calda e leggera insieme, una voce di giovane? Presto veniamo trasportati dentro la radio e ci ritroviamo davanti ad una ragazza dai capelli bianchi a tal punto da abbagliarci. Gli occhi, poi, sono così azzurri da far impallidire il cielo, con quelle iridi cangianti che sembrano voler mutare colore secondo il loro capriccio. Da azzurro spesso diventavano grigi come la bruma del mattino.

    Osservando il suo corpo dopo aver udito la voce calda ed essendoci fatti l’idea d’un corpo magari più robusto, capiamo invece che è magra, vestita in giacca e pantaloni di jeans di colore grigio come i suoi occhi a volte, camicia dello stesso colore, capelli raccolti in uno chignon. Schiude le labbra a cuore in un sorriso prima di dire:

     

    “…eh sì, è la solita voce sexy di colei che grida dal deserto, una che sa di non sapere un cacchio e che vi parla da circa 11 mesi..

    Ella, come al solito, vi parla dal luogo nascosto nell’Aspromonte dove è stata congelata esattamente e a forza cento anni fa e da poco è stata risvegliata.. Ma non è qui per raccontarvi la propria storia quanto invece una d’amore, amicizia e anche tradimento. La storia d’una ricerca.”

     

    Accende un sigaro toscano di quelli sottili tirando lunghe boccate prima di sputare il fumo fuori, quindi riprende a parlare:

     

    “Oggi festeggiamo il ritorno alla ragione che colse alcuni tre anni dopo il 2000, secondo la vecchia datazione e portò alla nascita di nuovi governi e nuove alleanze. L’Europa vera, costruita sul sangue di giovani eroi, che hanno fondato quel governo monarchico che abbiamo oggi e regge, con difficoltà e in certe contee, abominio, quello che è rimasto della civiltà…

    Sono passati centotre anni e tre mesi da quando il baco del millennio, il cosiddetto “millennium bug”, ha devastato la tecnologia di mezzo mondo. Dopo di essa è cominciata la guerra del petrolio tra gli stati e Al Qaeda che comandava i pozzi nel medio oriente, i collegamenti si sono fatti sempre più sporadici essendosi formati stati e città fortificate, letteralmente, per difendersi dai nuovi “pirati si è tornati lentamente ad una specie di medioevo delle comunicazioni.”

    Tra parentesi questi pirati erano di tutte le razze nonostante le bandiere delle navi portassero immancabilmente e senza confusione il teschio intrecciato da due ossa su campo nero in origine sinonimo dei Cavalieri Templari. In seguiti loro nemesi, loro negativo e distruttivo opposto…”

     

    Beve dal suo gin e cola e continua:

     

    “Voi direte…e l’elettricità? E il telefono? No, giusto,  è vero, non potete dirlo.!”

     

    Domanda retorica e successiva affermazione che sembrerebbe di stupore, ma è solo di scherno. Anche se ormai l’odio è svanito dalla sua voce. Visto che ha trovato l’amore e la sanità mentale quasi….

     

    “Ma voi ricordate l’anarchia di quei giorni? Ricordate cos’era vivere in una metropoli? NO, voi non lo ricordate non essendoci stati, beh io invece c’ero e lo farò. Perché è giusto, perché serve, perché oggi nessuno ricorda l’importanza della Storia. Come dice colui che amo…”

     

    Non parla per un attimo mentre tira dal sigaro e ripensa a lui, in giro a fare il buon samaritano con i suoi amici rimasti e continua dopo aver sbuffato il fumo.

     

    “In certi posti non esiste più neanche una scuola ma solo la radio, lo so, vi salva dall’agonia e dall’ignoranza in cui vi costringono certi re…”Furono tre anni d’inferno amici miei, tre anni terrifici…”

     

    Sogghigna tra sé prima di alzare la voce impostata per dire:

     

    “Voi! Esseri rimasti dopo quei cento anni e tre mesi d’anarchia…siete tornati ad uno stato di purezza, uno stato di…antica leggiadria…ma voi non ricordate…avete fatto una formattazione di disco fisso, come dicevano i cervelloni che s’occupavano di PC.”

     

    Muove la testa verso avanti e tira ancora dal sigaro, quindi lancia il fumo fuori e aggiunge:

     

    “Lo spegnimento dei PC aveva reso il mondo cieco e muto e questo fece impazzire la gente che viveva nelle città. Le cose che erano gestiti dai PC creati dall’uomo erano saltate e non funzionavano essendo state azzerate o chiuse dal baco. Insomma tutto era nel chaos più totale e nessuno sapeva cosa fare. .”

     

    Fa una pausa retorica per far gustare il racconto. Come un breve respiro ma non molto breve, come dopo un punto, per dire che lei c’è ma vuole che la gente capisca…parla sempre alla radio.

     

    I grandi governanti senza più idee né decisione vennero uccisi dalla popolazione che non aveva più nulla e presto s’incavolò per la mancanza di decisione. Si salvarono solo coloro che dipendevano da una religione perché si sentivano investiti da una sofferenza che li avrebbe avvicinati di più al loro paradiso personale.

    I giornali, ormai diventati con la radio l’unica fonte di notizie però, riportavano anche di suicidi di massa avvenuti ovunque nel mondo e praticati dalle sette religiose…come Scientology.

    Insomma l’abbandono totale.

    Ma forse voi vi state chiedendo cosa sia un PC magari…”

     

    Scoppia in una grossa risata e finisce il gin e cola. Si versa altro gin, poi apre una cola e la versa dentro…dannazione è una delle ultime…

     

    “…il PC…volete sapere cosa fosse…? Beh, una porta verso novità, una porta sempre aperta verso il mondo. Come ogni grande rivoluzione, era gestita bene o male da una sola persona e lo stuolo dei suoi sacerdoti ufficiali e non che s’occupavano di gestire e muovere i modi per usarlo. Sia come macchina, che come mezzo di comunicazione su una rete che viaggiava nell’etere…

     

    Tira dal sigaro ancora, e sbuffa fuori il fumo, muovendo le labbra a cuore, come a formare un cerchio da esso. Stringe gli occhi prima di continuare.

     

    Beh…poi cominciò la grande era degli eroi, di cui parliamo anche oggi e che condusse dopo 6 mesi dall’uscita allo scoperto del Re, colui che portò l’Europa all’unità e all’ordine, Caio Arturo si faceva chiamare. Alcuni dissero fosse l’Artù delle leggende e che veniva da Avalon. Ma pochi ci credevano in verità. Tutti aspettavano il Veltro delle leggende Dantesche, aspettavano solamente un salvatore. E che non fosse come la leggenda racconta del cristo… Il 25 marzo,51 anni esatti dalla firma dei patti di Roma con i quali era nata l’unità europea, Artù sconfisse gli ultimi ribelli e sedette in Roma come imperatore. Quando però ormai aveva esteso il suo braccio ovunque e comandava in armonia con le genti, prossimo a lasciare, si seppe che aveva ingravidato una suora.

     

    Sorride, pensa che ha davvero lasciato il meglio alla fine, ma è solo storia, e ride. Il sigaro è ottimo ma lei se ne sta stufando, ha sete e si versa del gin con del rosso analcolico.

     

    Non solo riconobbe il figlio ma pretese che la ragazza si sposasse con lui e questo causò delle difficoltà con la chiesa di Roma, perché lui non dichiarava la sua identità religiosa ma era pagano, druida in effetti. Insomma alla fine la chiesa indisse una crociata contro di lui. E lui, dopo aver sbaragliato i nemici, dovette marciare su Roma. Liberò San Pietro da ogni rimasuglio di vescovo e la mondò, a suo dire, facendola esplodere. Si…si, fece esplodere il famoso “Cupolone” e con esso lo splendido portico del Bernini che aveva reso famosa l’Italia del mondo quanto le opere del Palladio nel Veneto. Questo causò grande sconcerto in Occidente. Ancora legato bene o male, e contro e a favore alla chiesa cattolica. E fece nascere quel movimento avverso alla sua persona e che lo portò alla grande guerra con il suo figlio primogenito, di cui ora non vi parlerò. Sua erede, ahimé in quanto figlia sua, venni congelata ( anche se a quei tempi si diceva ibernata )  e sopravvissi ai 100 anni successivi perdendo lui e coloro che amavo, compreso il mio ordine. L’ordine delle Sacerdotesse dell’Isola del Cavallo. Ordine dell’Antica Religione come la chiamava mio padre, molto simile a quello di Avalon di ZimmerBradleyana memoria.

     Esattamente un anno fa, venni liberata da colui che amo…è la storia di questa ricerca che voglio raccontare. La ricerca d’un passato, che è anche un tesoro, perché non ritrovarono solo me, ma un tesoro di cultura che era nascosto come me e che adesso è utile all’umanità tutta…io sono Nimue figlia d’Artù e questa è la storia che vi tocca oggi…

    Spegne il sigaro, si mette comoda, e prende a raccontare la storia. Ci astraiamo dalla sua stanzetta, dalle sue macchine ormai desuete e ci portiamo altrove…

     

     

     

    Darìo.