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15 July L'Ascensore.L’Ascensore.
E’ un leggero mattino d’estate su una delle tante capitali europee. Ma noi non vediamo il cielo né vedremo che è una capitale…dovrete semplicemente fidarvi della mia parola perché la vicenda si svolge dentro un palazzo. Un leggero sole entra dal grande finestrone senza persiane e s’accende su una sala da caffè, dove s’affannano camerieri e s’accalcano consumatori. Sono probabilmente le 10 circa. Due ragazzi si tengono per mano e svicolano tra i tavolini finché non arrivano al bancone. Lei indossa una camicetta bianca leggera che, attraverso un taglio perfettamente congeniato lascia intravedere il dolce declivio tra i seni, e una gonna nera che arriva, molto aderente, fin sopra le ginocchia. La mora si muove dentro minuscole scarpette nere da ginnastica senza lacci. I suoi lunghi capelli neri arrivano fino a metà spalle. Lui invece sembrerebbe il tipico impiegato. Completo nero, camicia bianca e perfetta coi polsini, cravatta molto stretta che s’allunga a sigaretta verso l’addome, scarpe tanto serie che si sono usate per tutto il novecento. Ha capelli cortissimi e una leggera barba, pizzo leggero ma rossiccio. Dalla tasca esce e rientra una catena a cui c’è appeso un orologio e una chiave. Per una porta che dà su cosa? Comunque lei lo porta al bancone e, sorridendo, i due prendono i menus. Lui però fa un salto e dice:”Scusa, devo salire…torno subito. T’assicurerai che mi faccia un bel paninazzo?” Indicando in pratica tutta la carne che c’è dietro la vetrinetta. Guarda lei, poi la cameriera in divisa e capelli raccolti, ha la conferma che s’aspetta dalle due e poi si defila tra i tavolini Mentre s’avvicina alle scale notiamo che non è al piano terra ma in un piano alto d’un alto edificio, qualcuno accanto a lui grida:”Che fai? Hai dimenticato la merce! Dov’è adesso?” La nostra visuale si sposta e vediamo che c’è una scatola di quella che tiene materiale radioattivo su quattro ruote che, in effetti, s’avvicina al muro come se fosse pensante –o forse, semplicemente, guidata da qualcuno?- e vi sparisce dentro. Il ragazzo che s’avvia verso le scale sembra l’unico ad accorgersene e la cosa non lo colpisce, anzi fa spallucce e dice tra sé:”Quando arriverà giù, i ragazzi se ne occuperanno…” E sorride. Quindi decide di salire le scale da cui è arrivato. In breve arriva nel piano dov’è il suo dormitorio. –Maledizione- dice tra sé –avrei dovuto prendere i soldi prima, non tentare di fregarmi il bacio perugina enorme che brillava nella realtà e nel mio desiderio egoistico di conquistarla, su quel tavolino nella sala comune!- Ma si trova davanti al muro, il muro “crescente” come si dice qui, che sta chiudendolentamente la sezione per la missione segreta di oggi, semplicemente espandendosi dal nulla senza essere legato a niente, come se fosse un’entità a sé. Il ragazzo finge d’ignorare l’evidente stranezza della cosa, non la capisce e non si fa più domande. Del resto lo pàgano per questo. Impreca però dentro sé per l’inattesa perdita di tempo che questo comporterà, quindi s’avvicina all’ingresso e s’identifica:” Agente scelto Daréios Bach.” Il collega vestito come lui lo lascia passare ma gli ricorda che è in corso un’azione segreta e non può andare ovviamente oltre il <muro “crescente”> se non è tra gli effettivi della missione. Daréios, all’anagrafe Darius annuisce e s’avvicina all’ingresso della zona. Forse era Dario il suo nome? A volte non ricorda bene. Lo stesso parlare in inglese lo inserisce in un vortice senza tempo. Vortice dove, da quando lavora qui, il passato e tutto quello collegato ad esso tende a svanire dalla sua vita. Quello che accade oltre il muro per lui è insonorizzato, non tutti tra loro hanno le cuffie per sentire, ma può benissimo vedere i suoi colleghi. Ne individua tre e s’avvicina a loro. Bussa nel vetro e parla, perché loro, esattamente come lui, sono capaci di leggere sulle labbra.“Ciao Ragazzi” Dice ai tre che lo guardano in modo neutro. In teoria non potrebbe neanche parlare loro. Daréios punta lo sguardo sul ricciuto con gl’occhiali che ruota il “marchingegno” ma che in questo momento non ha nulla da fare:”Senti. Non è che potresti andare a prendermi 20 euro nella scatola marrone con disegni di mappe del seicento su, dentro la mia stanza? Te ne sarei molto grato.” L’altro fa spallucce e si alza. Torna dopo breve semplicemente uscendo da una porta nel muro e gli passa soltanto 15 euro. ”Mi sono preso una mancia, così il capo non saprà che sei stato qui.” Daréios prende i soldi dopo averlo fissato con lo sguardo più neutrale ma deciso che possano fare i suoi occhi marroni. Quindi saluta e s’avvia verso gl’ascensori. Probabilmente per risparmiare tempo. Di questo luogo non posso dire molto, perché Daréios stesso ci vive da poco, ma posso dirvi una cosa. Se teme qualcosa in quel luogo è di certo l’ascensore. Costruito chissà quando e con chissà quale tecnologia, non è un semplice mezzo fatto di metallo e bulloni che porta dall’alto al basso e viceversa. È l’ingresso d’un labirinto. Un labirinto che porta all’interno delle sezioni della grande costruzione nella quale si trova il palazzo dove lavora Daréios. Ma, se attivato da un agente come lui, non s’apre solo su questo tempo e in questo palazzo. Dissimulando la sua rabbia, Daréios entra nel Pentagono, come gl’agenti chiamano l’ascensore per il modo in cui si dice si muova su diversi piani di esistenza. Non mi chiedete di spiegarvelo! Daréios è stato troppo distratto dall’evidente ladrocinio del tizio per pensare a quello che sta facendo, ma alla fine lo fa. Mentre v’entra, il ricordo dell’ultima volta che v’è entrato lo investono. Non era ancora un agente né si trovava in questo luogo, ma semplicemente stava consegnando una pizza capricciosa ad una signora. Indossava un cappello della pizzeria per cui lavorava, sotto il quale erano raccolti i suoi lunghi capelli castani e una divisa con il vistoso marchio della pizzeria che copriva per intero il suo corpo robusto. Arrivato nella casa di sei piani semplici nella periferia della sua città natale, s’infilò dentro l’ascensore per arrivare al quinto piano. L’ascensore probabilmente era uno dei primi ascensori fatti in città e risalenti ai ’30 del novecento perché attorno alla “camera”, se mi passate la parola, c’era una specie di imbracatura di ferro all’interno della quale si muoveva la camera stessa. Quando però Daréios uscì da lì, non era più nello stesso palazzo. Perché? Semplicemente perché di fronte al marchingegno da cui era uscito, c’era un’altra cabina come quella che avvolgeva la “camera”. Daréios si voltò allora e vide che dietro di lui era sparita anche la camera. Allora si tolse il cappello e posò la pizza in terra per cercare d’analizzare il tutto. Si raccolse i capelli che portava lunghi in un nuovo codino. Si trovava su un pianerottolo d’un palazzo diroccato che non s’apriva su nessuna porta. L’unica apertura era dietro la seconda cabina, probabilmente aperta da un mortaio e adesso fungeva da finestra. Un’enorme finestra. Non sapeva come ci fosse arrivato né se sarebbe riuscito ad uscire. Nonostante si convincesse che l’unico modo era tornare indietro da dove era arrivato, non riusciva a crederci anche perché non c’era neanche modo di richiamare l’ascensore perché non vedeva nessuna pulsantiera né una maniglia per aprire la porta. L’ansia e il terrore sembravano pervaderlo, ma lui s’innervosì perché non aveva mai accettato il destino senza reagire nella sua vita. Andò verso l’ascensore di fronte, dimentico di pizza e cappello, e questo sembrò illuminarsi con una luce che veniva sprigionata dalla cabina stessa forse per l’arrivo d’un’altra “camera”? Fu allora che, Daréios sentì arrivare sibilando inattese e vicinissime, come sottili lingue di serpenti che entravano e uscivano dalle loro bocche. Ma non erano serpenti normali. Irrazionalmente e senza un ricordo preciso a convincerlo, lui sapeva che quelli erano rettili di forma umana. Il problema era che non aveva nessun’arma con sé per difendersi. Scosse la testa negando anche l’evidenza del rumore. Si diceva: ho semplicemente sbagliato piano d’ un vecchio palazzo…sarà il vento! Senza rendersi conto che quando era entrato nell’ascensore non era in un palazzo tanto vecchio. Ma poi, dalle aperture dalla cabina da cui era uscito, vide sollevarsi sulle braccia muscolose e unghiate e quindi il viso dalle lunghe linghe di quegli esseri che lui temeva sarebbero arrivati. Istintivamente prese la posizione di difesa del karate; pugni chiusi e pronti a colpire, braccia alte davanti al viso, con braccio destro avanzato e gomiti stretti ai fianchi. Gamba destra avanzata ma ginocchia piegate e gambe abbastanza flesse per favorire il movimento. Sentiva dentro sé che questa era un’inutile difesa contro quei … qualunque cosa fossero. Sapeva solo che l’unica via per sfuggirgli era distrarli abbastanza per entrare nell’ascensore. In una situazione come questa non vedeva cos’altro fare. Quando quei rettili, sicuri della loro preda, si erano avvicinati abbastanza per colpirlo, lui non ebbe il tempo d’agire. Dall’interno della camera due mani lo tirarono dentro e lui si trovò in terra, davanti a due impiegati d’un semplice ufficio. O perlomeno, sembrano proprio questo. Ancora mani e braccia poste in difesa. Il più anziano dei due, occhi verdi profondi e zigomi alti, viso allungato e molto magro, lo scrutò per un po’, poi quando Daréios aveva capito che era salvo e cominciava ad abbassare le mani, disse:” Complimenti ragazzo, l’ascensore t’ha scelto.” Daréios lo guardò instupidito. Cominciò a grattarsi il mento dove ancora un folto pizzetto tinto di rosso s’allungava nel viso e se lo accarezzò lentamente prima di dire:”Cos’è successo?” L’altro lo aiutò a rialzarsi e disse:”Ogni spiegazione a suo tempo, ragazzo. Benvenuto agente Daréios Bach, lei adesso fa parte del Servizio Estero Europeo” Ed ecco che il suono dell’ascensore che si apre lo riporta ai giorni nostri. Per fortuna si riapre ulla caffetteria. Daréios controlla il suo orologio da taschino. Le dieci e cinque. E’ convinto che lo stupore del fatto che dentro le stanze dove è in corso un’azione il tempo passa in modo diverso, come dentro l’ascensore stesso non gli passerà mai. “Del resto è la stessa tecnologia…certo che tecnologia è non lo so, ma chissene…” La ragazza mora di prima; Miriam, un’agente come lui, lo accoglie con un grande sorriso e sa che, nonostante i pericoli, è davvero una vita pericolosa ma bella. E raggiunge la ragazza per pranzare insieme a lei.
Dario Musolino.
08 May Lontano, vicino, a due passi.Parecchi giorni fa, poco più che metà aprile.
(Un cartello di sei metri dice: “Tutto è intorno a te” ma ti guardi intorno e invece non c’è niente. Jovanotti, “Fango”)
Il mondo sembra tutto intorno a noi. Ma lo immaginiamo così, semplicemente perché ci conviene. Lo facciamo per sentirci meno piccoli, meno impauriti. Noi italiani soprattutto e per parecchio tempo abbiamo avuto come esempio il dio monoteista che comanderebbe tempo, spazio e ogni legge naturale nonché gli elementi atmosferici…è chiaro e ovvio per il sottoscritto che l’uomo e la donna vogliano sentirsi capaci di fare lo stesso mandandolo a gambe all’aria. Il fatto è, che diversamente dal nostro biblico creatore e da suo figlio venuto dopo, poco di quello che possono fare i membri della trinità cristiana è quello che possiamo fare noi e non è possibile neanche lontanamente per noi avvicinarci alla loro potenza, neanche modificando geneticamente gl’embrioni…creare la vita...ghghgh. Niente è lontanamente paragonabile al creare la vita e a parte l’afflato spirituale mi pare che questo è l’unico miracolo al quale abbiamo il diritto di partecipare! A me, come credo alla gente comune, poco importa camminare sull’acqua o cambiarla in vino davanti ai problemi della vita. Ogni tanto mi viene l’insano desiderio di essere padre. ( insano perché ho difficoltà ad essere abbastanza presente a me stesso e ho paura del giorno in cui sarò padre.) Ora, tutti sappiamo o la maggior parte di noi sa, come viene concepito e nasce un bambino da una coppia eterosessuale: un uomo e una donna si desiderano e decidono, spesso e volentieri volontariamente, di fare l’amore. (A volte il desiderio l’ha solo l’uomo, è chiaro,ma ci arriverò senza entrare per nulla nella Bioetica. Né parlare di adozioni ad omosessuali di qualunque sesso, fecondazioni varie, etc. Sebbene io tenga per chiunque s’ami e voglia un figlio che amerà, come sostengono molti scienziati americani.) La maggior parte delle volte basta questo incontro di sensi per riuscire a concepire un piccolo bocciolo e dopo i fatidici nove mesi, arriva la gioia. Bene. La gioia di avere una cosa che è parte di te e della persona che ami tra le mani è qualcosa d’indescrivibile. È qualcosa che certe persone su un colle di Roma probabilmente non potranno mai provare o, se l’abbiano per accidente provato, dimostrare di provare. Per ora almeno. L’unico super potere, di cui è depositaria la donna e alla quale noi uomini parteciperemo sempre da comprimari, quando decideremo di prendervi parte ovviamente, è quello. Certo per alcuni quello della mente è inarrivabile ma è un altro discorso. La mente è incredibile ma non è altrettanto stupefacente quanto l’amare tanto una persona da generarci insieme un’altra vita. O farsi aiutare a farlo. [ ;) ] Almeno dal mio punto di vista, ripeto; è la magia maggiore, il potere e la grandezza del divino in noi. Tutte le battaglie sui diritti di colui o colei che probabilmente, se non ci fossero problemi in mezzo e la donna volesse sopportare i dolori di una gravidanza fino alla fine potrebbe nascere dopo nove mesi…(Perché il dramma è che spesso quelle donne non volevano neanche avere quel rapporto sessuale quindi odiano avere qualcosa che non vogliono dentro di sé, soprattutto se sono ancora nell’adolescenza; soprattutto se capiscono che i genitori non staranno loro vicino, a meno che non siano prive del tutto dei genitori ovviamente. Oppure per i dolori che sopportano e che potrebbero ucciderle se hanno problemi proprio nell’averli i figli. Scusate lo sfogo empatico! )A parte voi donne, riuscite ad immaginare il vostro corpo cambiare per nove mesi e adattarsi a quei cambiamenti dolorosamente, cari vescovi della CEI della cattolica e romana chiesa? Ne siete capaci o non ci riuscite? Beh io non ci provo neanche perché sono uomo e non è cosa mia. Fondamentalmente: siamo capaci di capire, di comprendere certe sofferenze? Vogliamo capirle? Queste sono le domande che dovreste fare a voi stessi. Ma dubito lo vogliate. Io non accetto la vostra battaglia, né quella di Giuliano Ferrara ( Ex- tante cose, ma soprattutto ex intellettuale dopo l’ultima uscita politica con la lista contro l’aborto perché questa cosa sa d’opportunismo lontano mille miglia, lontano dalla mia idea di “intellettuale.” Non è intellettuale neanche quando ne parla. Sempre secondo me, ovvio.) perché è propaganda, imporporati, è semplice propaganda politica. È inoltre immorale e contro ogni diritto umano perché temo v’interessi solo il dominio sul corpo e quindi l’anima delle donne. E non venite a dire che è nel vostro diritto interessarvi così tanto dei fatti nostri. Se pensate che è così che si fa,(intendo occuparvi dei fatti nostri) entrate in parlamento direttamente e fondate il partito del colle Vaticano. Con la bandierina del papa Benedetto. Tra le varie cavolate, ci sarà posto anche per le vostre. Se veramente vi preoccupaste di noi, ma dico nel senso reale del termine (andate a cercarlo su un dizionario così fate un po’ di moto fisico e intellettuale) ci direste, dopo una lunga riflessione…
Se davvero v’interessaste di noi, sciogliereste lo stato vaticano per mischiarvi allo stato italiano in cui vivete e alla gente comune, come umili ministri di culto, per viverci insieme! Siete depositari di duemila anni di riflessioni sullo spirito ed il rapporto con la divinità. Cavolo! Metteteli a frutto occupandovi dell’anima delle persone e lasciandovi alle spalle un’ormai inutile “status quo” di Stato, magari se necessario prendendo moglie…Certo, se davvero volete fare gl’asceti, fatelo dopo aver provato come tutti gl’altri la vita. È inutile imporre un sistema di vita in cui vi sentite stretti anche voi per il mero desiderio di potere. Ci sono altre istituzioni, più adeguate per farlo. Evitate anche voi (che propagandate ideali di eguaglianza e virtù e a volte quando siete parroci e vivete tra le persone, ci credete pure e lo dimostrate.) di strizzarci fino al midollo ogni energia e prendere le nostre “cose” e affetti perché quel giorno vi va così. Non siete –vescovi/conti- come nel medievo! Così smettereste di chiudere le persone in una gabbia mentale che, nel migliore dei casi, ci spinge a fingere di seguire le vostre regole per poi smentirle il giorno dopo come fate voi stessi del resto. Noi atei, come ci chiamate, vi chiediamo semplicemente un po’ di coerenza. Al giorno d’oggi, infatti, la tradizione politica, del resto senza mai deludere se stessa ma anzi sfacciatamente dimostrando di fregarsene delle leggi che la sua classe stessa ha creato poco più di sessant’anni fa, si addentra nel qualunquismo e nell’opportunismo sfrenato, a tutti i livelli di potere… Bene, ora mi sono scaricato, vado a fare altro.
Una voce che grida dal deserto e contro l’afa del mondo. (la foto non c'è perché non sono a casa, questo il link: http://www.stregoneriapagana.it/IMG_0446.JPG) 17 April La Luna su Via AschenezLa Luna su Via Aschenez
-Buonanotte. C'è la luna piena su Via Aschenez, una delle arterie del Cuore che è il Corso Garibaldi, stanotte in questa città la mia. Facce passano sotto i lampioni che s'illuminano flebili sulla gente che va altrove, chissà dove, a divertirsi. - Non ho scelta; qualcosa, un richiamo, m'attira. - Sono le luci, la gente, la luna e tutto! - Prego ogni tramonto d’essere forte, perché so che quello che faccio è, dev’essere sbagliato. - Ma tu non sentirai mai il mio fiato o il suono dei miei passi, quando c’è la luna su via Aschenez, Reggio Calabria.
- Una volta, molti anni fa, quando divenni ciò che sono, mi chiamavano Eliana. - Molti anni fa venni intrappolata in questa vita come un agnello innocente. Ed ora non posso mostrare il mio viso a mezzogiorno ma solo alla luce della luna perché, perché dormo fino a mezzodì. - Il volume dei miei capelli nasconde gl’occhi di una belva perché ho la faccia da peccatrice e le mani d’una santa. - Ma, ripeto, tutto questo è inutile se sarai solo sulla mia stessa strada perché sentirai la mia lama sul collo senz’aver udito i miei passi raggiungerti qui su Via Aschenez…
- Lui è Dario. - L’ho visto camminare per le strade di Reggio. - Diversamente da molti è innocente…è giovane, di buona famiglia com’ero io. - Per lunghe notti l’ho visto piangere e cantare dalla sua finestra e ho lottato con il mio istinto alla debole luce della luna. - Ogni tramonto ho pregato “Dio, come posso essere così? Come posso amore ciò che distruggo e distruggere la cosa che io amo?”
-Oh, non vedrai certo la mia lama, caro, né il suono dei miei passi t’arriverà all’orecchio. Stanotte, sotto la luna piena, in via Aschenez.
Eliana.
(Io m’ispiro a Moon over Bourbon Street di Sting che a sua volta s’ispira a “Interview with a vampire di Ann Rice.”)
03 March Il Deficiente.(Tanto a me della musica non mi frega più niente. Seguo un’altra politica sono dirigente. "Il Rubacuori" dei Tiromancino.) “
Sono un deficiente.
C’era una volta il paese delle banane e aveva per capo un buffone. Il suo nome era Enea. Quest’uomo o, per meglio dire: questo cretino, aveva nel suo simbolo, oltre alla banana lunga e turgida che rappresentava il suo paese, un oggetto che una volta aveva un senso e ora non più. Una croce rossa su sfondo bianco. Negli anni di comando, quando non aveva ancora ottant’anni, cioè fino a qualche giorno prima di farli, Enea era sempre stato impeccabile nel suo vestito blu. Ovviamente era stato un buffone da sempre. I capelli e la pelle sempre lisci erano frutto del lavoro dei suoi dottori, ormai felici dei milioni d’euro da lui versati, che avevano fatto di tutto per non farlo invecchiare mai. Nelle notti di luna piena di quei giorni però, spesso quand’era ubriaco cantava: “A me della politica non me ne frega più niente perché io solo un deficiente.” Tutto questo era causa di grande scalpore nella gente che lo seguiva. Enea, o il Buono, era marito di moglie divorziata tre volte, a sua volta divorziato anche lui per almeno una, era ormai paladino dei conservatori e dei qualunquisti e dei credenti, ma in realtà s’era sempre fatto i fatti suoi. Enea era un uomo capace, fino ad un certo punto, di ridere di sé e dei suoi difetti ma abile ad affogare i suoi nemici. Quando la notizia si sparse, tra i suoi seguaci si parlò di scandalo. Se gli chiedevano cosa avesse, lui rispondeva: ”Sono sano, sono il Buono, sono turgido e anche bello. Sono tutto, anche un libero uccello.” Queste erano le parole della campagna elettorale che l’aveva portato al potere circa 16 anni prima. Però qualcosa stava cambiando. Lo capì la sua pupilla; Adele. Era la donna con la quale andava a letto da ormai tre anni, quando lei ne aveva trentacinque. Questa donna aveva capelli rosso fiamma e, nei momenti liberi, presiedeva una multinazionale che governava la televisione, il cinema e l’editoria del paese delle banane. Adele era il suo successore prescelto ma, in pratica, comandava di già, incontrastata. Cosa lei facesse tre anni prima non lo sapeva nessuno. Si sapeva solo che nelle ultime elezioni era riuscita a conquistarlo. Quindi, da sconosciuta, era subentrata al figlio di Enea e ai suoi tanti parenti nel comando del suo impero. Tralasciamo questi misteri e riprendiamo il discorso. Lei capì, dicevamo, che qualcosa non andava. La donna si chiese se fosse la mancanza delle beghe con gli alleati ad angustiarlo. Quegli alleati grazie ai quali aveva stravinto tredici anni prima e ancora tre anni prima. Gli mancava forse fingere di litigare con loro? Era forse la mancanza del suo avversario, vecchio come lui, che aveva fatto internare in un gulag albanese quando era stato rieletto tre anni prima? O tutto questo insieme? Sicuramente in quei giorni il cemento regnava ovunque e i suoi amici erano sistemati per la pensione. In Europa e nel mondo tutti fingevano di rispettarlo e se non era così la propaganda correggeva le dichiarazioni straniere dove necessario. I suoi nemici erano ridotti al silenzio. E allora cos’era? Pazzia? Crisi della mezza età? O semplicemente era rinsavito? Cioè rischiava di diventare davvero buono? Adele, allarmata da queste conclusioni, convocò lo scendiletto di Enea. Il lungo, allampanato e occhialuto Filiberto. Quest’uomo aveva superato da poco la cinquantina, una volta era a capo del maggior partito conservatore e ora s’occupava dei servizi segreti. Per lungo tempo aveva bramato il potere dietro le quinte e ora lo gestiva con questa donna, con la quale, qualcuno malignava, avesse una storia. Filiberto voleva governare sottobanco fino alla morte? Freghiamocene anche di questo mistero e torniamo alla storia. Appena fu convocato, Filiberto ebbe l’ardire di sostenere che probabilmente Enea avrebbe dovuto essere sostituito. E lei approvò, baciandolo sulle labbra con passione. Intanto al Festival del paese si sentiva la canzone che aveva per titolo e ritornello: ”A me della musica non me ne frega più niente, perché sono un gran deficiente.” Quando Enea, il Clemente, seppe dei congiurati o forse fu avvertito da una delle tante spie che aveva ovunque, fece un sorriso con tutti i suoi denti. Bianchi e sani. Un sorriso per il quale era famoso ovunque. Ovviamente era famoso anche per i motteggi e gli scherzetti stupidi per i quali gli rideva dietro mezza Europa e per quale abbiam già detto che era un cretino. Enea unì quindi le mani dietro la schiena e, convocati Adele e Filiberto, disse loro che andava a farsi un viaggio sulla sua barca chiamata “Icaro.” “Icaro” era stata ottenuta con un esproprio proletario tre anni prima. Enea era proletario e tutti i nomi comuni esistenti anche stranieri, ovviamente. I due congiurati si strofinarono le mani l’un l’altra e vennero loro delle rughe sulle loro guance sinistre per la soddisfazione. Adele e Filiberto avrebbero potuto organizzare il “ritiro” di Enea mentre lui era via. Quindi andarono a trombare. Due settimane dopo, ormai pronti, la pupilla e lo scendiletto andarono ad accogliere Enea nel porto privato della Capitale. Il Sacerdote del suo grande regno avrebbe dovuto consegnargli un’onorificenza: Padre della Màtria. Poi i due congiurati avrebbero annunciato la morte del Capo Supremo del Paese. Così poi avrebbero potuto dirlo “Divino.”Ma successe l’imprevisto. Emiliano detto il Russo, che avrebbe dovuto essere morto in un gulag albanese, trasmise un ultimatum dal Palazzo dove Enea viveva nella Capitale. Da ormai una settimana, il Russo ( per i suoi trascorsi comunisti) era partito con i suoi luogotenenti da una regione sottomessa e sommersa dai rifiuti che ormai era usata semplicemente come bidone della spazzatura. Si favoleggiava che fosse governata da un ex nemico di Enea che lui aveva comprato per vincere le elezioni ormai sedici anni prima. L’ex nemico ed ibrido umano alieno chiamato Antonio. Ma questo rimarrà un altro mistero. Di certo in questa regione vivevano solo organismi geneticamente modificati ed “Antonio”li comandava. Grazie a questi organismi guidati dal lui ( Degli abitanti di questa regione la gente “normale”, compresi gli sbirri, aveva paura) Emiliano aveva occupato velocemente i centri di potere, comprese le televisioni una volta di stato, e adesso chiedeva la resa incondizionata a Enea. In conclusione all’ultimatum, il Rosso chiedeva al Buono, Clemente e Divino Padre della Matrìa di lasciare il potere. Altrimenti avrebbe semplicemente sterminato la popolazione che Enea tanto amava e avrebbe preso il potere con la forza dei suoi organismi geneticamente modificati. A questo punto Enea soprese tutti,o forse no, e si mise a cantare: “A me della gente non me ne frega più niente, io sono solo un gran deficiente.” Spinse sulla sua barca l’amata Adele, terrorizzata, e lasciò il paese in mano al suo povero scendiletto.
Non sappiamo cosa accadde loro o al paese delle banane. Confesso, molto pragmaticamente, che non me ne frega niente, perché sono un deficente.
Daréios. 04 January ScelteCazzo!
Certi giorni ti alzi male. Non puoi evitarlo. Ti cresce dentro qualcosa che fa male. Esci, fai le solite cose, poi visto che stai davvero male vai in biblioteca e scrivi come fo io. Visto che tra connessione e la maledette altre cose, non riesci a scrivere in un luogo dove dovresti ridere o perlopiù far casino in positivo. Perché lo sai che non puoi portare ulteriore disordine al chaos. Perché non vuoi farlo. A cosa serve il blog se non per fare questo? Per scaricarsi? Come mai certe volte vorresti dar fuoco al mondo dopo che un fuoco simile ti ha già consumato? Come mai ti vengono in mente certe cazzate dopo che avevi detto che non saresti mai tornato indietro? Come mai? Dimmi come mai? Si, viene in mente anche a me il pezzo degli 883… Ma non c’entra un benemerito ed eminente C. Come sopra. C. Mi auto-censuro? No, non c’è bisogno…il titolo è tanto eloquente…mentre lo dico, me lo ripeto dentro la testa ma quella parte è solo e sempre la stessa quella che calza a pennello:
vada bene pur che serva, per farmi uscire”
Che poi alla fine il problema è sempre quello. La razionalità in lotta con i sentimenti.
Ragione e sentimento.
Cosa spinge persone che abitano a chilometri di distanza e che non si son mai incontrati ad avvicinarsi così tanto? Cosa spinge due persone che sono state tanto vicine ad allontanarsi così tanto? Mah, forse il problema è ancora un altro, il problema è più profondo. Cosa voglio? E’ davvero importante cedere al nulla? Cedere a quelli che sono i tuoi istinti più profondi? Cedere a quella che senti sia la tua vita? O lasciarti andare a qualcosa che, come al solito è sempre lontano? Ovviamente parlo di me, ovviamente parlo delle cavolate che fa il sottoscritto. Prendere quello che hai vicino e che hai sempre desiderato o cercare la fuga? Non accettare quella che senti sia la tua vocazione, la tua voglia di donarti con lo spirito, con la gioia, senza intermediazioni materiali e cedere a quello che è il tuo stupido orgoglio? Mah…una volta mi domandavo cosa stavo a fare qui, una volta avevo anche qualche risposta…oggi è davvero un grande chaos. Un’insicura via si muove di fronte a me se non farò questa scelta…è davvero importante farla alla fine? Caro porta-parole elettronico, caro amico elettronico leggibile da tutti…infatti evito ovviamente di nominare il vero problema anche se chi mi conosce sa cosa ho sempre cercato e forse tra le righe si può leggere cosa ho sempre rifuggito. Anyway la strada è lunga dinanzi a me e io la seguo senza tema. Senza paura continuo il mio andare, ogni anno convinto di quello che faccio, ogni anno con nuovi propositi ma alla fine m'affligge sempre lo stesso dilemma: una scelta?
Mi sento come Walker Boh che ha sempre rifuggito alla strada
che vedeva tracciata di fronte a sé. E per accettarla è costretto a perdere la
mano o il cuore…alla fine chi lo sa? Dario. "Qualcosa che non c'è." http://www.youtube.com/watch?v=hnuLHwIVx1s&feature=related "Tutto questo tempo a chiedermi
Elisa. 16 December Buon Yule o Natale!Yule o giorno di Natale.“Il misurare le cose con il proprio limitato punto di vista è un comportamento che conduce all'egoismo. Nell'oceano nessuna onda si muove da sola. Quindi se vuoi essere saggio attingi alla saggezza che ti circonda e se vuoi che la tua saggezza perduri confrontala continuamente con gli altri.” Da ALBAN ARTHUAN o Codice Segreto dei Bardi.Sin dai tempi più antichi quella che ci ha sostenuto e dato la forza e spinto a combattere è stata la Terra. Fruttifero grembo dove cercavamo rifugio dal fuoco e alla quale ci rifacevamo per avere beni da consumare quando avevamo fame se non riuscivamo a cacciare. Ebbene quando le nostre società cominciarono a prendere dimestichezza con la coltivazione il nostro modo d’intenderla cambiò. Nacquero i primi miti che ne celebrano il nostro ringraziamento e gl’antichi li chiamarono solstizi ed equinozi. A questi vennero unite altre grandi feste che dal nord al sud del mondo cambiano nome, ma si identificano comunemente nelle religioni neo-pagane come sabbat. Oggi esistono otto sabbat; due sono principali e dividono l’anno in due parti; Samhain, che celebra la parte oscura, l’Inverno(questo appunto il significato) e Beltaine che celebra invece la parte solare, l’estate: Yule o Farlas, è il solstizio d’Inverno e celebra il sole e la madre terra che si prepara, riscaldata dai primi raggi, alla futura semina. I miti sono innumerevoli e si perdono nelle rovine del tempo. I Romani festeggiavano i Saturnalia quindi le feste di Saturno, una specie di carnevale dove i costumi erano invertiti e i nobili si facevano poveri e i poveri erano i re. E’ di questo periodo la leggenda della Caccia. Rievocazione di una caccia appunto nella quale il re è cornuto e conduce i suoi uomini, la sua legione in una caccia eterna; secondo alcuni è proprio Re Artù che in alcune tradizioni traghetta i morti nel regno di Annwn, il regno dei morti, in altre è Odino stesso, per i norrena Jul che invece la guida. La base di questa leggenda e che in alcune tradizioni si festeggia ancora oggi è la lotta tra il re Agrifoglio, ormai anziano, e il nuovo re Quercia. Dopo una lotta festeggiata nel mito vincerà il più giovane. Di questa tradizione rimane il ceppo, il famoso ceppo invernale che verrà bruciato ma lasciato per la notte di Imbolc, per i cristiani la Candelora, nella quale è proprio da quel ceppo che si accenderà la candela durante la notte, perché ogni festività celtica ha come centro la notte, e conservata dalle donne tutta notte, le sacerdotesse, per essere consegnata ai druidi il giorno dopo. In altre tradizioni è la Dea dell’Inverno a morire, Cailleach e dare il posto a Brighit, la dea giovane che verrà festeggiata appunto ad Imbolc, il 2 febbraio. Nello specifico a questo mito si rifà la leggenda di Demetra e Core, nota quest’ultima anche come Persefone. Molto diffuso nell’antichità tardo romana e certamente spunto principale per la festività del natale di Cristo è il Dio del Sole Invincibile, meglio noto come Mitra, che prima di Cristo e molto più certamente nasce il 25 dicembre. Nato come dio tra gli dei nella religione indo-iranica rappresentata dai Veda, antichissimo testo sacro della regione indo-iranica stessa, passa attraverso lo Zoroastrismo che lo eleva a semidivinità principale, uno dei preferiti di Ahura Mazda. Figlio e prescelto del Signore buono, Ahura Mazda appunto, e rappresentante del dio superiore e buono in terra, è anche psicopompo quindi traghettatore delle anime nell’aldilà. A Pergamo probabilmente nasce durante il secondo secolo avanti Cristo, il culto del Mitraismo greco romano; in pratica un Apollo Helios(Sole) elevato a divinità sincretica che con il nuovo nome di Mithras venne festeggiato fino alla fine dell’impero romano d’occidente come dio degli eserciti che garantiva la protezione dopo una cerimonia celebrata in un’ultima cena prima della sua morte, che aveva come segno un agnello sgozzato durante le domeniche(suo giorno sacro) ed era nato da una vergine. Come molti altri culti contemporanei o successivi o precedenti ancora, dunque è impossibile stabilire una relazione diretta tra la creazione della religione indo-iranica ispirata a Zoroastro e quella ispirata a Gesù Cristo. L’Avvento ha una simbologia tutta cristiana che si lega alla tradizione ebraica dei digiuni preparatori e che rinnova, completamente secondo alcune importanti studiose americane e innova, rifacendosi alla tradizione di Iside ed Osiride, l’antica religione monoteista rinfocolandola con un legame alla Dea madre che oggi s’incarnerebbe nella vergine Maria. Nella tradizione legata alla natura invece, invece il leit motiv è la natura. Ella si spegne a Samhain, in pratica in inverno, per lasciare il posto ad un periodo sterile solo superficialmente, che riappare un po’ vivificato a Yule appunto, dove i primi raggi del sole perforano la calotta di freddo generata dagli elementi nel periodo autunnale e quindi invernale(Samhain cade ad ottobre, quindi in pieno autunno celebrato poco prima con Mabon, appunto a Settembre) e si libererà pienamente dando vita al bucaneve appunto, ad Imbolc, il 2 febbraio dove la natura inizierà a svegliarsi nella Primavera. Simbolo di questa festa è il vischio, i Druidi usavano tagliarlo appunto in questa notte e ricordavano la vita. Ricordo che la tradizione naturale non ha pudore del sesso come invece la religione cristiana ed il vischio con le sue bacche bianche e traslucide ricorda appunto lo sperma maschile. Figlia del fulmine, quindi della vita nel suo pieno, la vita degli dei, il vischio è associato alla quercia, albero perfetto, albero dell’infinito tempo perché si rigenera. Quindi rappresenta l’istante e l’infinito. Appunto per questa simbologia, ancora oggi chi si bacia sotto il vischio riceve fortuna e prosperità. Buon Yule, verso la Primavera. Imbolc “... il Suo potere è aprire la sua promessa non può mai venire meno Lei risveglia tutti i semi dormienti, L'arcobaleno è il suo simbolo, Adesso il potere dell'inverno ha ceduto il passo, Con la forza dell'amore, tutte le catene sono state spezzate Tutto ciò che è stato perduto viene ritrovato in una nuova forma, in un nuovo modo...” Buone Feste a tutti! Per chi fosse interessato, ottime informazioni possono essere gustate qui: http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Ruo_Yule02.htm 09 November "In quell'occasione ho pensato anch'io: andrò in un'altra terra."9 11 2007 Kavafis m'ispira per un compito, per una ricerca. Scusate la durezza del contenuto, è la mia vita.
Oggi (m’ispiro sempre a Dante nell’inizio dell’Inferno) Da quando vivo nel vuoto, niente sembra avere più lo stesso sapore. La gente muore, soffre o vive attorno a me, e io mi sconvolgo per le reazioni a scatto, per la mia insoddisfazione. Non che prima mi strappassi i capelli o urlassi nella mia ingenua adolescenza. Durante quel regno d’oro pensavo sarebbe bastato, come Bastiano Baldassare Bucci in Fantàsia; irrobustirmi per diventare qualcuno di migliore. E intanto pensavo a resistere prima alle difficoltà della vita scolastica e poi tra gli esami lontanissimi e fatti con il contagocce; più la vita in famiglia, pressante e quotidiana nella difesa d’un ideale al quale non credo più: la famiglia. Sporadiche uscite con due amici, perché il gruppo ha
fallito, il gruppo mi ha troppo deluso. Io. 07 November CasaCasa
Reggio è la mia casa. Lo so, il o la campanilista direbbe che l’ho realizzato in ritardo, ma questa città ch’ebbe origine nell’isola di Calcide in Grecia, a pochi sconosciute entrambe, per me è diventata una certezza! Non semplicemente perché ci sono nato ma perché è la mia casa. Casa è il suono dell’auto di mia madre o mio padre, i loro passi e il diverso suono causato del movimento delle loro chiavi nella toppa. O i miei fratelli piccoli Donato e Tiziano che fan casino giocando alla play o quelli grandi, ma come sai più piccoli di me, Gabriele e Adriano che urlano per un goal della Reggina. Per me Reggio, quindi Casa sono i suoni del mio condominio, uno di quelli del nuovo Rione Marconi/ Cusmano, fatto con 4 torri e dieci interni ciascuno…interni che si “parlano” attraverso il giardino centrale. I bambini nel giardino stesso che corrono e urlano e crescono e gl’uccellini che nidificano qui e mi svegliano di buon mattino. Per me Reggio, quindi casa, sono le chiacchiere su ogni argomento con Nico il panettiere mentre sua moglie mi prepara il pacco del pane all’angolo sulla via Pio undicesimo. Casa è il bar della stessa via dove incontro il Mister Nucera che parla di Marx e della Reggina mentre magari prendo un caffè. O quando discuto con Nuccio degli ultimi film al cinema nella sua videoteca/ cartoleria, o quando litigo scherzosamente con Gabriele il toscanaccio e Giovanni nella loro sala p.c. Casa per me è tutta via Sbarre: da san Francesco al ponte san Pietro e viceversa passando in ordine sparso per le varie chiese con la loro umanità varia, che passeggia per le due fiumare, per l’antico limite. Reggio calabria per me, quindi casa è, passato il ponte s. Pietro, gli alti torrioni e le Statue di Paolo e un suo discepolo del duomo cattedrale, dedicato agli evangelisti e apostoli Pietro e Paolo, nel quale m’inchinai la prima volta passando sotto il grande portico perché sentii e sento la potenza della Divinità, perché nonostante la mia difficoltà a contenerla in un recinto così ben ornato, Essa è ovunque e anche lì per le preghiere dei fedeli, per la devozione che s’è messa nel costruirlo, perché lo spirito d’ognuno si sente rivivere per le prediche anche di preti di altre nazionalità. Perché casa è dove alberga il nostro spirito, io credo. Certo, lo ammetto, la politica del palazzo s. Giorgio m’addolora con il cemento. Cemento che ormai è ovunque, cemento che ormai distrugge la natura e la soffoca e mi soffoca. Ma è casa mia. Per me Reggio quindi casa è Messina di fronte, con lo stretto. Stretto fonte di vita, fonte di crescita, punto d’incontro non di chiusura, punto di forza per la nostra forza futura. Casa è Messina nel momento in cui si specchia in Reggio con tutte le loro difficoltà e le loro somiglianze e anche perché ci studio da anni e dove sta il mio spirito è casa. Per me Casa, quindi Reggio è l’Arena dello Stretto, il centro della città e il punto dove finisce. Si lo so c’è anche il Lungomare Falcomatà, la famosa via marina, quella che con i Bronzi è la cosa più famosa, ma l’Arena è il mio rifugio, la mia “stanzetta”senza tetto dove, immerso nel passaggio dei cittadini, leggo e scrivo. Casa è anche il Corso Garibaldi. Passeggiarci sopra è come vivere una vita diversa che scorre sempre uguale. Una vita alla quale a volte partecipo anch’io ma, preso nei discorsi con gl’amici e nel suono dei nostri passi, dimentico di star “correndo”con la vita stessa. Casa mia comincia appena rientro sulla costa Viola di Scilla dalle lezioni a Messina e per me fa parte di Reggio che parte lì e arriva a Stilo, splendida cittadina grecanica dove scoprii il “santo spirito” della mia prima pasqua ortodossa.
Reggio è casa. Ovunque andrò sarà sempre la mia casa.
Dario.
01 November Reggio Calabria RepriseMail ad un amico Lontano.
Caro Marco ti scrivo, così mi scarico un po’ e siccome mi so che ti manca Reggio e ti sento abbattuto, di certo m’impegnerò. Adesso che stai a Prato tu vivi, o ci provi, quello che dall’Arno è bagnato e vivifica la Maremma. Io invece ho scoperto dopo aver bramato per anni Firenze che Reggio è la mia casa.
Lo so, può sembrare una grossa novità e tu diresti che c’arrivo in ritardo, ma questa città di calcìde patria, a pochi conosciuta oggi, per me è diventata una certezza! Per me Reggio, quindi casa è il suono dell’auto di mia madre o mio padre, i loro passi e il diverso suono causato del movimento delle loro chiavi nella toppa. O i miei fratelli piccoli Donato e Tiziano che fan casino giocando alla play o quelli grandi, ma come sai più piccoli di me,Gabriele e Adriano che urlano per un goal della Reggina Casa è il suono del mio condominio, uno di quelli del nuovo Rione Marconi/ Cusmano, fatto con 4 torri con dieci interni ciascuno…interni che si “parlano” attraverso il giardino centrale. I bambini nel giardino stesso che corrono e urlano e crescono e gl’uccellini che nidificano qui e mi svegliano di buon mattino. Per me Reggio, quindi casa sono le chiacchiere su ogni argomento con Nico il panettiere mentre sua moglie mi prepara il pacco del pane all’angolo sulla via Pio undicesimo. Casa è il bar della stessa via dove incontro il Mister Nucera che parla di Marx e della Reggina mentre magari prendo un caffè. O quando discuto con Nuccio degli ultimi film al cinema nella sua videoteca/ cartoleria, o quando litigo scherzosamente con Gabriele il toscanaccio e Giovanni nella loro sala p.c. Casa per me è via Sbarre tutta: da san Francesco al ponte san Pietro e viceversa passando in ordine sparso per le varie chiese con al sua umanità varia, che passeggia per le due fiumare, per l’antico limite. Reggio calabria per me, quindi casa è, passato il ponte s. Pietro, gli alti torrioni e le Statue di Paolo e un suo discepolo del duomo cattedrale, dedicato a ss Pietro e Paolo, nel quale m’inchinai la prima volta passando sotto il grande portico perché sentii e sento la potenza della Divinità, perché nonostante la mia difficoltà a contenerla in un recinto così ben ornato, Essa è ovunque e anche lì per le preghiere dei fedeli, per la devozione che s’è messa nel costruirlo, perché lo spirito d’ognuno è vivificato dalle prediche anche di preti di altre nazionalità. Perché casa è dove alberga il nostro spirito, io credo. Certo, lo ammetto, la politica del palazzo s. Giorgio m’addolora con il cemento. Cemento che ormai è ovunque, cemento che ormai distrugge la natura e la soffoca e mi soffoca. Ma è casa mia. Per me Reggio quindi casa è Messina di fronte con lo stretto.Stretto fonte di vita, fonte di crescita, punto d’incontro non di chiusura, punto di forza per la nostra forza futura. Casa è Messina nel momento in cui si specchia in Reggio con tutte le loro difficoltà e le loro somiglianza e anche perché ci studio da anni. Per me Casa, quindi Reggio è l’Arena dello Stretto, il Centro della Città e il suo finire. Si lo so c’è anche il Lungomare Falcomatà, la famosa via marina, che tu tanto apprezzi, ma l’Arena è il mio rifugio, la mia “stanzetta”senza tetto dove immerso nel passaggio dei cittadini, come sai leggo, creo e scrivo. Casa è anche la via Marina. La via che prosegue dal Corso Garibaldi passando per piazza Indipendenza è un passeggiare di vita diversa che scorre ma sempre uguale, al quale a volte partecipo anch’io, ma così preso nei discorsi con gl’amici e nel suono dei passi sulla cardo civile che dimentico di star “correndo”con la vita stessa. Il Lungomare è meglio dell’Arno sì, è meglio di Michelangelo e la Piazza del Magnifico e i vari palazzi e santa Maria in fiore. Casa mia comincia appena rientro sulla costa Viola di Scilla di ritorno dalle lezioni a Messina, Scilla la “ sento” come parte chora, per dirla con i greci, come provincia per dirla con noi e che arriva fino a Stilo dove venni preso dal santo spirito d’una pasqua ortodossa. Perché Reggio, ricorda, è casa, Ovunque andremo sarà sempre la nostra casa. Dario. 31 October Mail ad un amico Lontano.
Caro Marco ti scrivo, così mi scarico un po’ e siccome mi hai aizzato con la tua, di certo m’impegnerò. Adesso che stai a Prato per te è splendido quello che è bagnato dall’Arno e vivifica la Maremma. Io invece ho scoperto dopo che per anni ho bramato Firenze che Reggio l’amo. Lo so, può sembrare strano, questa città di calcìde patria, a me solo conosciuta a quanto sembra per me è diventata una certezza altro che fata Morgana! Oggi è per me un vanto questa città, ricordo che anche per te lo era anche se ora hai cambiato idea. Nonostante e diversamente da quello che ci vedi tu o grande campanilista, la politica del Palazzo s. Giorgio solo m’addolora con il cemento. Per me Reggio è Messina di fronte, diversamente da te e quindi lo stretto. E’ Sbarre da san Francesco a san Pietro e viceversa passando in ordine sparso per le varie chiese. E’ Piazza indipendenza. E’ la Biblioteca Comunale e la Stazione Centrale, il Porto e l’Arena. L’Arena dello Stretto è per me il Centro e il suo finire. Si lo so c’è anche il Corso che tu tanto apprezzi e la Via Marina che ora si chiama Lungomare Falcomatà, altra cosa che tu non capisci, ma lasciamo perdere, Falcomatà è meglio di un Franco concedimelo! Il Corso è un passeggiare di vita diversa che scorre ma sempre uguale, come le fiumare che sempre ci son state e ora non ci son più. Il Corso è meglio dell’Arno sì, è meglio di Michelangelo e la Piazza del Magnifico che nomini tu. Reggio Calabria è la costa Viola di Scilla che “ sento” come Xora(per dirla con i greci), come parte iniziale di Reggio, come Provincia per dirla con noi e finisce a Stilo. Tutto questo per dirti che la Maremma ci fa un baffo! Detto questo ti saluto e aspetto tu torni per Natale così si riprende una vecchia partita a biliardo che abbiamo lasciato senza finire…
Dario. 01 October Gambarie 2007Non ho delle foto, sorry, non uso farmele...ghghhg... Ma i due giorni passati a Gambarie mi son serviti parecchio...stress accumulato e perfettamente giustificato m'assediava ma alla fine, nonostante i tentativi del Fato di metterci i bastoni fra le ruote, ci siam riusciti... Tre uomini uniti da amicizia o parentela, tre pazzi affrontano un viaggio in bassa stagione verso la montagna, verso due giorni di sklero e totale "staccamento della spina" e ci siam riusciti. Lo ripeto con soddisfazione perché si sono accumulate nella mattina di venerdì tanti di quei problemi che disperavamo di partire...alla fine si mette anche il cambio della vecchia panda verde scuro a dare forfait ma alla fine siam riusciti anche a trovare una gommina per fermarlo. Quindi la birra, mangiare casareccio : formaggio e salame ( NON piccante mi raccomando noi siamo di Reggio Calabria non di Catanzaro...le nostre specialità son legate al pesce. Se andate in montagna e volete mangiare ma non affogarvi portate la parmigiana o invece qualcosa di più rustico? ghghhg)e freddo e birra più 300 e Ronin e la Casa aldilà del Tempo con Keanu Reeves e Sandra Bullock nonché calcio su campetto di terra. Diciamo che ci voleva, ed ora, in attesa dei soldi per il vero viaggio che farò al nord, verso l'Inverno e le Scelte, cerco di capire un pò cosa devo fare della mia vitaccia... Eh sì...il momento delle scelte arriva per tutti e anche dell'Avventura...Considererò un eventuale lavoro al nord un'avventura con me stesso, una sfida, come ogni cosa della mia vita e cercherò di affrontarla con piglio deciso come ogni cosa. Solo che, diversamente dal solito, sarà una cosa diversa...ci sarà la coscienza che anche se si dovrà sudare e "buttare sangue" lo farò per me! Sarà un'esperienza nuova ed in qualche modo esaltante...mi sento come se mi trovassi nei pressi della battaglia, l'esercito nemico ai miei piedi e dovessi aspettare l'alba per il combattimento. Che dire..? La vita riserva novità e sofferenze, ma a volte questo passa in secondo piano per le necessità...da quando ho letto Notredame de Paris, questa parola: Ananke, Necessità, mi perseguita. Eppure è una cosa logica... Logica? Daréios...tu sei stato mai logico? ghghgh...Vabbuò... Adesso vado...Che la Divinità vi sorrida come per metà viso fa con me, mentre con l'altra mi guarda accigliata. CCV(Starebbe per continua, come nei cartoni animati giapponesi XD) Daréios. P.S.( Ah per me la divinità è Donna= Alanis Morrisette, come in quel gran film chiamato Dogma: con Matt Damon, Alan Rickmann e Ben Affleck, Salma Hayek e Linda Fiorentino tra i protagonisti. http://it.movies.yahoo.com/d/dogma/cast-140745.html ) 24 September La Pensione ai Politici????? Non dico molto vi propongo solo una cosa, riflettere magari visitando il link in ogni sua sfaccettature e Ragionate...
Non è più un problema loro...è diventato anche nostro... http://www.beppegrillo.it/countdown.html 11 September Un salutoUn Saluto, un ciao Semplice a tutti coloro e a tutte coloro che passano da qui. Ho parecchio da fare, sorry. ghghgh... Ho aspettato che i giorni del funerale e delle litigate "post"passassero, ho lasciato correre anche alla morte di Gigi Sabani. Perché? Per dire che, a prescindere dall'ovvio dispiacere per due persone che, bene o male hanno fatto, nel caso di Pavarotti tanto per i bambini dell'Unicef e altre cause del mondo; compagnia a tante persone nel caso di Gigi Sabani, sono semplicemente DUE Persone. Quotidianamente quante ne muoiono per Aids? Quotidianamente quante nelle varie guerre? Di conseguenza mi rifiuto di fare un requiem a due uomini. La morte uccide con la sua falce perché fa parte della vita che lo faccia. Qual'è la differenza tra luciano pavarotti e un bambino sconosciuto dell'africa nera? Nessuna. :) Di conseguenza oggi parlerò di altro. A breve sarà il 21 settembre, l'Equinozio d'autunno. Giorno in cui la notte e l'oscurità saranno alla pari, notte in cui l'oscurità e la luce saranno alla pari. A prescindere da quelle che sono le usanze della religione Naturale(cosiddetta pagan) o di quella praticata maggiormente(cristiana). Inviterei a riflettere sulle parole di un noto comico"I veri abusivi sono in parlamento" e riflettere di conseguenza quando andrete a votare. Dopo aver visto questo video. http://it.youtube.com/watch?v=YAcr0-AMdLQ Prendete un libro di letteratura Italiana e Onoriamo i nostri padri della letteratura. La scelta è varia: dal medioevo all'età nuova dell'Umanesimo. Dalla Rinascenza del '500 all'Illuminismo fino ai poeti del novecento passando per lo splendido Romanticismo...Scegliete un paio di nomi, siore e siori!!!! E mandiamo a casa gli abusivi...Potremo pensare alla prigione dopo 2 allontanamenti da parte dei Carabinieri. O direttamente gettarli dalla Rupe di Scilla e mandarli fuori dall'Italia? Procedimento trasversale nell'immenso centro di ladri che esiste nel parlamento Italiano...ovvio e senza sconti di pena. La legge vale per tutti. SOPRATTUTTO PER I PARLAMENTARI...mica sono i Tribuni della Plebe che erano sacri...questi sono uomini...e sbagliano...Se hanno condanne pendenti o giudizi in corso FUORI dal Parlamento ed ogni consesso dove si può votare e fare leggi...a cominciare dalle Regioni.... Per placare un pò gli animi, per ispirare un sorriso, guardiamoci questo video. http://it.youtube.com/watch?v=oE4MTcL5VTA 07 August Difendiamo la Prole!Proclama
Ironico Pseudo-fascìsta.
DIFENDIAMO LA PROLE!
NON MANDATE I FIGLI DELLA LUPA ALL’ASILO, NÉ I BALILLA ALL’ISTITUTO SCOLASTICO,
DA OGGI INIZIA IL GIORNO PIÙ LUNGO DELLA LORO VITA CHE AVRÀ FINE A SETTEMBRE.
ALLORQUANDO LA NUOVA MARCIA DEGLI ARDITI INVADERÀ LE CITTÀ DI ROMA, TORINO,
MILANO, VERCELLI, VENEZIA, PONTEDERA, NAPOLI, POGGIBONZI, POGGIOREALE,
MILITELLO BALSAMO, MELITO PORTO SALVO, SAN GIOVANNI IN FIORE, COSENZA,
CATANZARO E IL CAMPO DI COCUZZE DI COMPARE PEPPINO.
MANGIATI POCU E NON VI RATTATI U CULU!*
[Le Astrologhe, Chiromanti, medium fasciste della feconda e ardita città di
Reggio Calabria.]
23 June 23 Giugno.Il bardo suona una canzone triste mentre lascia scorrere queste parole copia-incollate. Oggi si terrà la giornata Mondiale 09 June Una pausa?Oggi va così, tante cose son tornate, altre rimangono le stesse ed io rimango sempre impantanato in pensieri che non mi permettono di volare...mi sento le ali spezzate e non dico cosa vorrei fare...la strada è congelata, i piedi sono sanguinanti ma continuo. Prima o poi spunterà il sole e scioglierà la neve ed io, io potrò medicarmi. O forse sverrò e chi sa cos'accadrà? Titolo: Hallelujah
- Rufus Wainwright 07 June Una parola perché le altre le ho dimenticate...infuriato?A volte ci sono cose inattese e impreviste che rendono la nostra vita una continua scoperta. A volte pensi che la famosa frase "parenti serpenti" sia stata scritta per la tua famiglia e vorresti strozzare un sacco di gente. Poi capisci che puoi semplicemente evitarli e te ne fai una ragione. Dipende dai momenti, dall'emozione che ti riempie...soprattutto se sei lunatico/a come me. Gente che non s'è mai avvicinata in momenti di gioia o di semplice necessità...come corvo vorrebbe apparire nei giorni di lutto e di morte...come se nella realtà sacra della morte, tutti volessero prendere dell'energia purificatrice del morto...che sparisce dal corpo malato per andare in un posto migliore o approdare al nulla, luoghi dai quali parimenti potremmo venire. Beh, state a casa vostra e non comparite! Cos'è la morte se non un continuare della vita? E' un luogo nel quale sono ammessi coloro che hanno vissuto il morto...come la credenza spirituale e religiosa è un momento riservato, intimo...disprezzo quelle "salutazioni" che si fanno a fine funerale, e i funerali dove nell'omelia risuona la parola "il fratello" (mio nonno non andava a messa e se c'andava era per casi straordinari...) da parte di quel prete che non l'aveva mai visto, invece di dire"le figlie e la moglie", ha detto per tre volte "i figli e la moglie". Mi rifiuto di dare valore a certe situazioni dove son dovuto stare per forza come l'accompagnare, ritualmente, il morto in chiesa...l'ho fatto perché altri ci tenevano...ma io ero lì quand'è morto, l'ho seguito nell'agonia...dov'era il prete allora? Dormiva! E nessuno ha voluto disturbarlo! Il giorno del funerale è arrivato perfino in ritardo...cosa ci viene detto? Cosa voleva Gesù di Nazareth quand'è sceso? Non che nascesse una gerarchia ecclesiastica, una cupola massonica in s. Pietro...voleva che ci fosse una comunità, tutt'oggi sparsa e divisa...Dante diceva"ahi Italia di dolore ostello...non dama di campagna, ma bordello!" Ebbene sì, i tempi cambiano, le genti pure, ma lo schifo permane e ci sommerge di continuo... Quindi oggi lo ribadisco, non sono cattolico, non sono della chiesa di Roma, sono libero e senza legami terreni da gerarchie e compromessi...la Divinità ci parla direttamente e non ha bisogno d'intermediari continui...io apprezzo le singole persone, ma non apprezzo i luoghi né i dogmi stabiliti e permango dell'idea che la religione sia una cosa personale e se non viene vissuta singolarmente né s'apprezzano certi riti triti e in cui non si crede è inutile perpetuarli e viverli...cosa c'è di peggio dell'ipocrisia? E della bugia? Gesù, secondo i vangeli, era Via Verità e Vita...senza il perno di tutto, la Verità per cosa si vive a fare? Per dire bugie? Io sostengo che una certa chiesa oltre colle c'ha imbevuto e riempito di bugie da almeno 100 anni e io non voglio avere a che fare con una gerarchia, checchè ne dicano in tanti, che perpetua il suo potere e tenta d'imporlo ogni giorno con le sue prediche pseudopolitiche ... perché quella non è la loro semplice opinione, quello è un punto di vista per tante persone e che c'impedisce di far crescere il nostro paese in modo laico e tollerante...e io non vado in un luogo dove si giura per entrare in una comunità che ha dei capi a Roma che non mi piacciono, mi sento sporco a cantare certi inni, mi sento maledetto certe volte...come colpito dalla maledizione di Gesù che parlò nella spianata del tempio contro cambiavalute e commercianti....che tutt'oggi si possono vedere...e spesso son ecclesiastici stessi... Adesso basta, per oggi ho detto abbastanza...ne ho tanto rancore e rabbia che potrei riempire un lago...che la Divinità alta e dal triplice Volto, mi dia la saggezza di non fare nomi né eccedere, ma bisogna dire i fatti che non vengono detti e gridare certe cose che vengono tuttora taciute... Daréios Grandissimo discorso, grandissime realtà immortali...contesto diverso ma parole modernissime... Per chi volesse goderlo in inglese: http://www.youtube.com/watch?v=8TLD3Z6sJWA 04 June Ciao Nonno.Un doppio arcobaleno a segnare la fine, un doppio arcobaleno nel mentre della pioggia proprio sopra i nostri tetti, proprio davanti alla sua finestra…un saluto? Mio nonno è spirato stanotte, verso le quattro e se n’è andato un pezzo di noi tutti. Vagando per la casa mi sono ritrovato nel salone, dove lui verso ottobre si sistemava per fare il presepe. Era anni che lo faceva, era la sua passione. Lui amava fare il presepe e aveva portato questa passione nei suoi dipinti. Lui era un artista, dipingeva paesaggi soprattutto e luoghi…negli ultimi quadri aveva preso a mettere delle componenti che, come figure 3D uscivano dai quadri; fossero navi, casette, promontori…era sempre qualcosa di splendido misto ad un paesaggio, ad un tramonto…e stamattina mi chiedevo come aveva sistemato quella casa nel presepe o, in modo molto anacronistico, quella data chiesa…eh sì, studiava ogni anno la disposizione di ogni cosa in modo preciso. La malattia aveva bloccato ogni sua possibilità di cercare i materiali e anche riflettere, era da mesi che stava male. Stanotte però, mentre il suo forte cuore guidava il resto che stava andando via nelle lunghe ore del suo personale viaggio verso la morte, ho intravisto la sua voglia di lottare, silenziosamente per imporsi a qualcosa che non voleva venire…alla fine anche la morte aveva paura di lui? Non lo so, so soltanto che è stata lunga, ma oggi tu sei tra i più, come si dice, caro nonno. Se il doppio arcobaleno è opera tua, caro nonno, grazie di questo ultimo regalo. dario 03 June La storia d'una famiglia o d'un Nonno?(Colonna sonora, Leggero di Ligabue) C'era una volta la storia di una famiglia, ma era la storia d'un insieme d'individui, in apparenza liberi, in apparenza non conformisti.Era la storia di tante donne emancipate e libere e la gioia di vivere insieme e i loro concubini maschi, fossero mariti, nipoti, cugini o figli. La storia d'una famiglia matrilineare dove i panni sporchi si lavavano all'interno e s'era necessario, non si lavavano proprio a parte, si lavavano insieme agli altri cercando di metabolizzarli senza bruschi traumi. Ma poi arrivarono i divorzi, le liti, arrivarono le malattie. Tutto questo equilibrio sembrò scemare e si spezzò. A vedere tutto questo c'era un bambino, un bambino che si sentiva potente in simile famiglia perché aveva l'onore di essere stimato da quelle Dee che decidevano della sua vita o benevolmente gli concedevano piccole piccole di saggezza, sebbene dicessero sempre che sopra di loro c'era una Divinità superiore dai connotati maschili. E così condusse la vita fino alla sua adolescenza quando qualcuno gli svelò che forse fuori c'era un mondo diverso...che c'era un'alternativa. E poi egli sbattè il muso su quest'alternativa e "aprì gl'occhi", come gli disse suo padre. Da lì iniziò a mettere in discussione tutto quello su cui si basava la sua vita e vide che non c'era libertà in quello schema, c'era un equilibrio precario, formato da esseri viventi, che erano destinati a scontrarsi come in un biliardo impazzito, come le palline colorate colpite dalla palla bianca, indirizzata dalla mazza.E nessuna via di uscita, almeno apparente, perché le palline non sono dotate di forza propria...Così come ogni altra famiglia di Gaia, la nostra terra. E nessuna via di uscita, almeno apparente, perché le palline non sono dotate di forza propria...Poi però capì di non essere una pallina colorata mossa da quella bianca, a sua volta indirizzata dalla mazza, ma se voleva poteva essere la mazza stessa, come potevano esserlo tutti e tutte... Ma certi equilibri non si cambiano così facilmente...quando, alle soglie d'essere adulto, era pronto per inaugurare la sua prima partita o, per lo meno stava cominciando a fare pratica, qualcosa accadde, la palla bianca smise di muoversi, dopo tanto star male...nessuno può sapere perché. Questa palla era suo nonno, un vecchio patriarca benevolo che, bene, era anziano e tutte queste cose non le aveva sopportate, perché se anche non gli venivano dette, lui le aveva capite. Nel momento del bisogno tutti si raccolsero attorno a lui e gli furono vicini. Lui era la pallina bianca, ahimé e sapeva tutto benché poco potesse fare... ma quelle colorate presero a parlare tutte insieme e a mostrare il peggio di sé e l'equilibrio, tenuto con difficoltà, tenuto con sacrifici di tutte e tutti fino a quel punto si spezzò definitivamente, sebbene lui ancora fosse tra loro e le capisse benché ormai incapace di fare e dire alcunché...dov'era la Divinità tanto decantata? Cosa voleva far loro capire? Così si domandava il bambino diventato adolescente e quindi adulto...Forse quella divinità per loro era la pallina bianca, il Nonno e adesso nessuno, senza di lui; il centro, indicava più loro la via? Darìo. P.S. Spero tu guarisca nonno, altrimenti Buona Via.29 May La Grande Battaglia, il Sacrificio e Nimue.Capitolo 5. La grande
Battaglia e il sacrificio e Nimue.
Notte d’Ostara, lago Costantino. 21 marzo 2879 Dal Finale di Cirano de Bergerac, traduzione di Franco Cuomo. Cirano: E’ vero, non ho terminato il mio notiziario: Sabato ventisei, qualche ora fa È morto Bergerac(…) (…) (Silenzio) Eccola che arriva. Mi sento già i piedi di marmo, le mani di piombo. (Irrigidendosi) Ma, visto che viene, voglio aspettarla in piedi…(estrae la spada)e armato! Le Bret: Cirano! Rossana: Cirano! (Tutti indietreggiano, spaventati) Cirano: Mi sta guardando…mi pare proprio che mi guardi, che si permetta di fissarmi il naso! – Lei che, sul teschio camuso, non ha naso! (Si mette in guardia)Che dite? Che è inutile resisterle? Lo so, ma non si combatte solo per vincere. No, è assai più bello quando è inutile! Vi vedo. Quanti siete? Mille? – Vi riconosco, ci siete tutti, tutti i miei vecchi nemici. La Menzogna (Tira colpi di spada nel vuoto)Tieni! Prendi! Ah ah! Il Compromesso, il Pregiudizio, la Viltà! (Duella.) Volete che venga a patti? Mai! Ah eccoti, a te, la Stupidità! Lo so che alla fine l’avrete vinta voi, ma non importa, io mi batto! Mi batto! Mi batto! (Fa roteare virtuosamente la spada e si ferma, affannato.) Si, m’avete preso tutto: l’alloro e la rosa. Prendete! Prendete! Ma c’è qualcosa che porto con me, nonostante voi, qualcosa con cui saluterò l’azzurra soglia del cielo nel presentarmi a Dio, qualcosa che non ha piega né macchia. (Si lancia con la spada verso il vuoto)qualcosa che…qualcosa che… (La spada gli scivola dalle mani, cade nelle braccia di Le Bret e Ragueneau.) Rossana: (chinandosi e baciandolo) Che cosa? Cirano: (Riaprendo gli occhi e sorridendo)Qualcosa che…(Muore.)
Dopo tre ore di viaggio sulla fiumara Bonamico, gli amici rimasti: Daréios, Teia e Axel, Shyonia e Joannes, Telanil, Morgana e Bruno a chiudere la fila riescono a vedere i bordi del lago. Otto persone per trovare una leggenda. Otto persone per scovare un tesoro. Il colore argenteo della luna si riflette sull’acqua e ne rende il blu scuro piacevole alla vista. Ma ad aspettarli non c’è solo il lago, c’è anche una marea di gente che inneggia alla Dea Luna che stanotte splende piena in cielo. A guidarli, tre uomini che conducono una ragazza dentro una caverna. Tra questi quattro, il gruppo d’amici riconosce Leo, Rocco e…Selene! Rabbia e disturbo e dispiacere. Bruno urla: “Ognuno ai suoi posti!” Le tre sacerdotesse, cioè Telanil, Shyonia e Morgana, prendono a cantilenare una melodia in una lingua sconosciuta ai più, ma che per noi è un misto di greco e latino, gl’altri si mettono in posizione d’attacco. Le acque del Lago iniziano a bollire al sollevarsi e abbassarsi del tono di voce e si sollevano, prendendo in pieno le persone nella fila che si dirige alla caverna. Quando la marea si ritira lo sconosciuto dei tre scaglia alcuni uomini verso di loro, altri cominciano a salmodiare qualcosa in direzione dell’acqua. Ma Rocco e Leo, sparito il tizio nelle profondità della caverna con Selene, si preparano a fronteggiare coi loro amici sopravvissuti quelli che lui ha lanciato. E’ una lotta Impari. Una massa armata contro 30. Nonostante questo Rocco si disimpegna e fa un cenno a Daréios, indicandogli la grotta. Le sacerdotesse non parlano per niente, prese nella lotta verbale con i maghi, Bruno, Teia, Axel e Daréios si guardano per un pò, alla fine Axel e Teia si mettono in posizione. Negli occhi dei due il MagOscuro vede la decisione, vede la bellezza della lotta e del Sacro Fuoco d’essa, vede due vite arrivare al capolinea di una vita ben vissuta. Soddisfatti. E i suoi occhi s’inumidiscono. Anche negli occhi di Rocco e Leonardo vede la stessa cosa. Bruno spinge Daréios piangente verso la grotta. Ad accoglierli all’interno, umidità e oscurità, nonostante quella luna. Ad un tratto un’alta voce formata da tante si presenta alle loro orecchie, nonostante il buio, nonostante le lacrime; i due vedono su un altare in mezzo all’acqua, un gruppo di fedeli urlanti: “Dea reverte agnòs in ista puella qui te clamat et donat corporem sui…Dea Reverte Agnòs” (Dea ritorna a noi, in questa ragazza che ti chiama e dona il suo corpo. Dea ritorna a noi!) Una luce prende in pieno dal soffitto l’altare, Selene con un viso in posa estatica aspettava distesa s'una roccia piatta il tizio che avevano visto fuori. Daréios non vede cripte, vede solo un matto che sta per uccidere Selene, sta per uccidere una ragazza innocente per motivi inutili ma affascinanti e tremendi come solo le divinità possono essere…come il male può essere. Intanto
fuori Morgana e Telanil si scambiano uno sguardo intenso e poi insieme guardano
Shyonia. Sanno che da stasera la loro vita cambierà, non sanno come ma sarà uno
spartiacque per loro. Le tre sacerdotesse della Dea, come da antichissimi
insegnamenti, si concentrano sulle acque e salmodiano una nenia antica della
quale ricordano a stento le parole. Il blocco dei maghi viene spezzato e le
acque rompono gl’argini cominciando, lentamente, a investire la folla. Nel
silenzio attaccanti e difensori vengono travolti dalle acque.
Nella grotta intanto, MagOscuro esclama: “La sorte sta guidando la nostra impresa meglio di quanto osassimo sperare perché tu vedi là, amico Sancho Panza rivelarsi a noi 30 o più smisurati giganti con le cui spoglie potremo persino arricchirci Codesta infatti è giusta guerra, ed è servire la Dea togliere da questa terra una così cattiva semenza…” Dice Daréios citando Don Quijote a braccio “Che giganti?”Domanda Bruno, stupito. “Ma quelli che si vedono lì- risponde Daréios, come se fosse davvero il cavaliere di Cervantes, - “con quelle braccia lunghe, che alcuni le hanno quasi di due leghe di lunghezza.” - ”Guardi vossignoria – Risponde Bruno con la stessa espressione di Sancho, allibita, facendo eco a Daréios nella citazione del buon Cervantes - …quelli che si vedono sono mulini a vento signore e quelle che sembrano braccia, sono ali che fatte girare dal vento muovono la macina.” Daréios lo guarda stupito: ”Si vede bene” Dice indispettito “che non sai niente d’avventure, povero Sancho, quelli sono giganti e se hai paura, togliti dalla mia strada e prega, mentr’io m’accingo ad entrare con loro in strenua ed impari lotta …” Bruno lo guarda e sorride, dice”Beh, amico mio vuoi lasciarmi solo? Ma non se ne parla neanche per scherzo…” I due quindi si lanciano verso quell’altare, si lanciano verso l’uomo che guida quella processione, verso il Duca Fulco…Ad aspettarli, non c’è una cripta con la principessa di leggenda, né un tesoro immortale…ma una vita da salvare…c’è forse di meglio per due eroi di leggenda, c’è forse di meglio da fare per due ragazzi cresciuti nel mito di Re Artù? Conclusione. 25 Marzo 2880 dalla fondazione di Reggio Calabria. La voce d’una ragazza c’arriva tramite una radio, è una voce calda e leggera insieme, una voce di giovane? Presto veniamo trasportati dentro la radio e ci ritroviamo davanti ad una ragazza dai capelli bianchi a tal punto da abbagliarci. Gli occhi, poi, sono così azzurri da far impallidire il cielo, con quelle iridi cangianti che sembrano voler mutare colore secondo il loro capriccio. Da azzurro spesso diventavano grigi come la bruma del mattino. Osservando il suo corpo dopo aver udito la voce calda ed essendoci fatti l’idea d’un corpo magari più robusto, capiamo invece che è magra, vestita in giacca e pantaloni di jeans di colore grigio come i suoi occhi a volte, camicia dello stesso colore, capelli raccolti in uno chignon. Schiude le labbra a cuore in un sorriso prima di dire:
“…eh sì, è la solita voce sexy di colei che grida dal deserto, una che sa di non sapere un cacchio e che vi parla da circa 11 mesi.. Ella, come al solito, vi parla dal luogo nascosto nell’Aspromonte dove è stata congelata esattamente e a forza cento anni fa e da poco è stata risvegliata.. Ma non è qui per raccontarvi la propria storia quanto invece una d’amore, amicizia e anche tradimento. La storia d’una ricerca.”
Accende un sigaro toscano di quelli sottili tirando lunghe boccate prima di sputare il fumo fuori, quindi riprende a parlare:
“Oggi festeggiamo il ritorno alla ragione che colse alcuni tre anni dopo il 2000, secondo la vecchia datazione e portò alla nascita di nuovi governi e nuove alleanze. L’Europa vera, costruita sul sangue di giovani eroi, che hanno fondato quel governo monarchico che abbiamo oggi e regge, con difficoltà e in certe contee, abominio, quello che è rimasto della civiltà… Sono passati centotre anni e tre mesi da quando il baco del millennio, il cosiddetto “millennium bug”, ha devastato la tecnologia di mezzo mondo. Dopo di essa è cominciata la guerra del petrolio tra gli stati e Al Qaeda che comandava i pozzi nel medio oriente, i collegamenti si sono fatti sempre più sporadici essendosi formati stati e città fortificate, letteralmente, per difendersi dai nuovi “pirati si è tornati lentamente ad una specie di medioevo delle comunicazioni.” Tra parentesi questi pirati erano di tutte le razze nonostante le bandiere delle navi portassero immancabilmente e senza confusione il teschio intrecciato da due ossa su campo nero in origine sinonimo dei Cavalieri Templari. In seguiti loro nemesi, loro negativo e distruttivo opposto…”
Beve dal suo gin e cola e continua:
“Voi direte…e l’elettricità? E il telefono? No, giusto, è vero, non potete dirlo.!”
Domanda retorica e successiva affermazione che sembrerebbe di stupore, ma è solo di scherno. Anche se ormai l’odio è svanito dalla sua voce. Visto che ha trovato l’amore e la sanità mentale quasi….
“Ma voi ricordate l’anarchia di quei giorni? Ricordate cos’era vivere in una metropoli? NO, voi non lo ricordate non essendoci stati, beh io invece c’ero e lo farò. Perché è giusto, perché serve, perché oggi nessuno ricorda l’importanza della Storia. Come dice colui che amo…”
Non parla per un attimo mentre tira dal sigaro e ripensa a lui, in giro a fare il buon samaritano con i suoi amici rimasti e continua dopo aver sbuffato il fumo.
“In certi posti non esiste più neanche una scuola ma solo la radio, lo so, vi salva dall’agonia e dall’ignoranza in cui vi costringono certi re…”Furono tre anni d’inferno amici miei, tre anni terrifici…”
Sogghigna tra sé prima di alzare la voce impostata per dire:
“Voi! Esseri rimasti dopo quei cento anni e tre mesi d’anarchia…siete tornati ad uno stato di purezza, uno stato di…antica leggiadria…ma voi non ricordate…avete fatto una formattazione di disco fisso, come dicevano i cervelloni che s’occupavano di PC.”
Muove la testa verso avanti e tira ancora dal sigaro, quindi lancia il fumo fuori e aggiunge:
“Lo spegnimento dei PC aveva reso il mondo cieco e muto e questo fece impazzire la gente che viveva nelle città. Le cose che erano gestiti dai PC creati dall’uomo erano saltate e non funzionavano essendo state azzerate o chiuse dal baco. Insomma tutto era nel chaos più totale e nessuno sapeva cosa fare. .”
Fa una pausa retorica per far gustare il racconto. Come un breve respiro ma non molto breve, come dopo un punto, per dire che lei c’è ma vuole che la gente capisca…parla sempre alla radio.
“I grandi governanti senza più idee né decisione vennero uccisi dalla popolazione che non aveva più nulla e presto s’incavolò per la mancanza di decisione. Si salvarono solo coloro che dipendevano da una religione perché si sentivano investiti da una sofferenza che li avrebbe avvicinati di più al loro paradiso personale. I giornali, ormai diventati con la radio l’unica fonte di notizie però, riportavano anche di suicidi di massa avvenuti ovunque nel mondo e praticati dalle sette religiose…come Scientology. Insomma l’abbandono totale. Ma forse voi vi state chiedendo cosa sia un PC magari…”
Scoppia in una grossa risata e finisce il gin e cola. Si versa altro gin, poi apre una cola e la versa dentro…dannazione è una delle ultime…
“…il PC…volete sapere cosa fosse…? Beh, una porta verso novità, una porta sempre aperta verso il mondo. Come ogni grande rivoluzione, era gestita bene o male da una sola persona e lo stuolo dei suoi sacerdoti ufficiali e non che s’occupavano di gestire e muovere i modi per usarlo. Sia come macchina, che come mezzo di comunicazione su una rete che viaggiava nell’etere…”
Tira dal sigaro ancora, e sbuffa fuori il fumo, muovendo le labbra a cuore, come a formare un cerchio da esso. Stringe gli occhi prima di continuare.
“Beh…poi cominciò la grande era degli eroi, di cui parliamo anche oggi e che condusse dopo 6 mesi dall’uscita allo scoperto del Re, colui che portò l’Europa all’unità e all’ordine, Caio Arturo si faceva chiamare. Alcuni dissero fosse l’Artù delle leggende e che veniva da Avalon. Ma pochi ci credevano in verità. Tutti aspettavano il Veltro delle leggende Dantesche, aspettavano solamente un salvatore. E che non fosse come la leggenda racconta del cristo… Il 25 marzo,51 anni esatti dalla firma dei patti di Roma con i quali era nata l’unità europea, Artù sconfisse gli ultimi ribelli e sedette in Roma come imperatore. Quando però ormai aveva esteso il suo braccio ovunque e comandava in armonia con le genti, prossimo a lasciare, si seppe che aveva ingravidato una suora.”
Sorride, pensa che ha davvero lasciato il meglio alla fine, ma è solo storia, e ride. Il sigaro è ottimo ma lei se ne sta stufando, ha sete e si versa del gin con del rosso analcolico.
“Non solo riconobbe il figlio ma pretese che la ragazza si sposasse con lui e questo causò delle difficoltà con la chiesa di Roma, perché lui non dichiarava la sua identità religiosa ma era pagano, druida in effetti. Insomma alla fine la chiesa indisse una crociata contro di lui. E lui, dopo aver sbaragliato i nemici, dovette marciare su Roma. Liberò San Pietro da ogni rimasuglio di vescovo e la mondò, a suo dire, facendola esplodere. Si…si, fece esplodere il famoso “Cupolone” e con esso lo splendido portico del Bernini che aveva reso famosa l’Italia del mondo quanto le opere del Palladio nel Veneto. Questo causò grande sconcerto in Occidente. Ancora legato bene o male, e contro e a favore alla chiesa cattolica. E fece nascere quel movimento avverso alla sua persona e che lo portò alla grande guerra con il suo figlio primogenito, di cui ora non vi parlerò. Sua erede, ahimé in quanto figlia sua, venni congelata ( anche se a quei tempi si diceva ibernata ) e sopravvissi ai 100 anni successivi perdendo lui e coloro che amavo, compreso il mio ordine. L’ordine delle Sacerdotesse dell’Isola del Cavallo. Ordine dell’Antica Religione come la chiamava mio padre, molto simile a quello di Avalon di ZimmerBradleyana memoria. Esattamente un anno fa, venni liberata da colui che amo…è la storia di questa ricerca che voglio raccontare. La ricerca d’un passato, che è anche un tesoro, perché non ritrovarono solo me, ma un tesoro di cultura che era nascosto come me e che adesso è utile all’umanità tutta…io sono Nimue figlia d’Artù e questa è la storia che vi tocca oggi…” Spegne il sigaro, si mette comoda, e prende a raccontare la storia. Ci astraiamo dalla sua stanzetta, dalle sue macchine ormai desuete e ci portiamo altrove…
Darìo.
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